Franco
Angeli nasce a Roma, nel quartiere San Lorenzo, il 4 maggio 1935.
Nel 1955 conosce Tano
Festa, Schifano e altri giovani
artisti che lo aiutano ad approfondire il suo naturale interesse e intuito
pittorico. Espone per la prima volta nel 1959
alla Galleria L'Appunto di Roma, ma il suo vero esordio avviene alla Galleria
La Salita di Tommaso Liverani con due
collettive: la prima nel 1959 con Tano Festa
e Giuseppe Uncino, la seconda, nel 1960,
con Festa, Uncini,
Lo Savio e Schifano.
In seguito tiene una personale, sempre alla Galleria La Salita, nel 1960.
Angeli risente inizialmente della
cultura informale, la sua espressività si concretizza nella realizzazione
di tele monocrome, estremamente materiche, nere, grigie, verdi, che poi
ricopre con veli, calze di nylon strappate e lacerate, simbolo di estrema
povertà e di dolore, di quella stessa disperazione che Angeli aveva
vissuto negli anni della guerra e che rispecchiavano la realtà
della sua vita di giovane artista. "Tutto - diceva Angeli
- doveva apparire lacerato, affranto. Io mi chiedevo tutti i giorni: cosa
so fare? E la risposta era la raffigurazione di quella miseria in cui
ero nato e sempre vissuto fino a quegli anni".
Come gli altri artisti della "Scuola di Piazza del Popolo",
Angeli comincia ad esporre, dal 1962 alla
Galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis.
Sempre in quell'anno, è presente alla mostra "Nuove prospettive
della pittura italiana" al Palazzo di Re Enzo a Bologna e partecipa
al XIII Premio Lissone. Nello stesso anno viene invitato alla mostra "Oltre
l'informale" alla IV Biennale di San Marino, e partecipa alla mostra
"13 pittori a Roma" alla Galleria La Tartaruga di Roma.
Nel 1964 tiene una personale a L'Ariete
di Milano e all'Arco d'Alibert di Roma. Intanto porta avanti la sua ricerca
figurativa, scoperta, trovata e poi nascosta dalla velatura continua della
tela. Nel 1964 Angeli partecipa alla
XXXII Biennale di Venezia e alla mostra "8 giovani pittori romani",
allestita alla Galleria La Tartaruga di Roma. Angeli utilizza, nella ricerca
delle immagini pittoriche, la simbologia, ossia un continuo trovare la
realtà della storia: "Disegnavo le lupe capitoline, simbolo
quasi tabù della romanità, e facevo le svastiche, che erano
per me gli incubi fantastici della mia infanzia".
Nel corso degli anni sessanta Angeli mantiene viva la sua ricerca sul
potere borghese: da potere europeo storico della lupa e dell'aquila romana
al nuovo potere imperialista dell'aquila e del dollaro. Sono opere come
Testa di Lupa Capitolina, del 1964, e
la lunga serie degli Half Dollar, del
1966-67, realizzate con mezzi violenti come lo spray che delinea duramente
i contorni della maschera e che scivola poi sulla tela.
Nel 1965 partecipa alla IX Quadriennale
d'arte di Roma, è presente alla mostra "Una generazione",
a cura di Maurizio Calvesi nei locali
della Galleria Odyssia di Roma, e alla mostra "L'arte attuale in
Italia", a cura di Pierre Restany,
al Casinò Municipale di Cannes.
Nel 1966, Angeli
partecipa ad "Aspetti dell'arte italiana contemporanea", alla
Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e successivamente con questa
stessa mostra a Dortmund, Colonia, Oslo, Bergen, Belfast ed Edimburgo.
Nel 1967 è presente alla Biennale
di San Marino, dal titolo "Nuove tendenze dell'immagine", e
alla Biennale di San Paolo in Brasile.
Nel 1969 viene invitato a partecipare alla
mostra in favore dei perseguitati politici greci alla Galleria dell'Oca
a Roma e partecipa alla mostra "Artist from Rome" alla Contemporary
Art Gallery di New York. Nel 1970 è
presente ad "Arte contro", mostra organizzata dalla CGIL ad
Arezzo e Ferrara, per i perseguitati politici spagnoli, ad "Arte
e Critica", al Palazzo delle Esposizioni di Modena, e a "Vitalità
del negativo nell'arte italiana: 1960-1970", a Roma, a cura di Achille
Bonito Oliva.
Nel 1972 partecipa a "Tra rivolta
e rivoluzione", alla Quadriennale d'arte di Bologna. Da questo momento,
per tutti gli anni Settanta, così come è successo a Festa
e Schifano, Angeli
diventa un isolato, un pittore "maledetto", escluso dalle manifestazioni
ufficiali e giudicato per le sue scandalose relazioni sentimentali e per
l'uso di sostanze stupefacenti.
Negli anni Ottanta Angeli
si dedica maggiormente alla figuratività. "Col tempo l'ideologia
si è spenta, è rimasta nel sottofondo archeologico più
resistente [...] la pittura si è fatta sempre più distesa,
decorativa, totale. Tornado, o forse acquisendo, per la prima volta, la
virtù del pennello: con l'immagine tutta volta in positivo, anche
se è un positivo piatto, senza spessore, senza prospettiva. Insomma
nel vero senso della finzione, ottenuta con la secrezione di un clima
metafisico, sospeso nell'aria, intonante di note di un magnifico silenzio
che potrebbe essere trasmigrato da un quadro di De
Chirico o di Magritte [...]"
(Francesco Gallo, 1989).
Dal fondo nero delle tele emergono forme stilizzate, simboli d'infanzia,
come la serie dei burattini e delle marionette smaltate, e forme della
sua città, Roma; obelischi, piazze deserte e solitarie, capitelli
e Piazza del Popolo. Il colore da forma e movimento ai paesaggi, ai cieli
coperti di aerei che volano in alto e al mare sempre più mosso
dalle onde.
Nel 1977 Angeli
è invitato alla mostra "Arte in Italia 1960-1977", a
cura di Antonio del Guercio alla Galleria
Civica d'Arte Moderna di Torino, e nel 1978
alla XXXIX Biennale di Venezia, nella sezione "Dalla Natura all'Arte,
dall'Arte alla Natura". Nel 1980 tiene
una personale alla Galleria d'Arte Moderna Sprovieri dal titolo "Grandi
smalti".
Nel 1981 partecipa a "Improbabile
possibile", a cura di Cesare Vivaldi
alla Galleria Giulia di Roma. Nel 1983 è presente alla mostra "La
scuola di Piazza del Popolo", a cura di Plinio de Martiis, a la Tartaruga
di Roma. Sempre in quell'anno tiene una personale a cura di Francesco
Gallo allo Studio Soligo di Roma e, nell'anno successivo, allo
Studio Oggetto e al Belvedere San Leucio, ambedue a Caserta. Nel 1985
vengono allestite una serie di mostre personali al Museo Civico di Gibellina,
al Parrasio di Imperia, a la Bussola di Cosenza e alla Galleria Grafica
dei Greci a Roma.
Nel 1986 partecipa alla XI Quadriennale
di Roma e alla mostra "Pittori in Italia nella civiltà dell'energia
e dell'elettronica", al Palazzo Sagredo di Venezia.
Nel 1988 viene allestita, a cura di Giovanna
Battistini, la prima antologia "Franco Angeli, opere 1958-1972",
nella casa Machiavelli a Firenze. Ne propone poi una seconda dal titolo
"Franco Angeli, anni '60-'70" alla Galleria Rinaldo Rotta di
Genova e alla Gregoriana di Roma. Sempre in quell'anno è presente
alla mostra "Autoritratto come non ritratto" a Bologna.
Franco Angeli muore a Roma il 12
novembre 1988.
Nel 1989 la Galleria Pilat di Milano allestisce
una retrospettiva, "Franco Angeli, opere dal 1964 al 1988" e
Francesco Gallo cura la mostra "II
canto del cigno" alla Tour Fromage di Aosta.
(Tratto da "Angeli, Festa, Schifano, Destini
incrociati", a cura di Francesco Gallo - Sellerio Editore, Palermo
1990).
Critici e storici d'arte di levatura internazionale quali, Achille
Bonito Oliva, Renato Barilli,
Giuliano Briganti, Maurizio
Calvesi, Giovanni Carandente,
Enrico Crispolti, Mario
De Micheli, Raffaele De Grada,
Maurizio Fagiolo, Francesco
Gallo, Dario Micacchi, Nello
Ponente, Pierre Restany e Vittorio
Rubiu hanno scritto di lui in varie occasioni testi e articoli,
ponendo sempre sullo stesso piano, sia dal punto di vista pittorico che
creativo e storico, Angeli, Festa
e Schifano, mettendo sempre in risalto
l'apporto di Franco Angeli come innovatore
dell'opera contemporanea.