torna all'archivio della galleria 61

Mario Bardi

torna all'archivio
galleria61 artisti [biografia e opere]

Mario BardiMario Bardi (Palermo 1922 - Milano 1998) frequenta per alcuni anni la Facoltà di Ingegneria, ma nel 1947 abbandona l'Università e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Palermo seguendo i corsi di pittura tenuti da Pippo Rizzo e da Michele Dixit. Diplomatosi nel 1951, vince nello stesso anno una Borsa di Studio della Regione Siciliana per giovani artisti.
Recatosi ad Aosta vi rimane sino al 1954 insegnando materie artistiche; da lì si trasferisce a Torino e infine nel 1958 a Milano, dove frequenta Quasimodo e Vittorio Fagone, De Grada e Mario De Micheli.
Il suo percorso artistico è caratterizzato da svariate tematiche: la "contaminazione tra reale e fantastico in cui riaffiorano le radici siciliane attraverso la ricognizione di luoghi, l'apparizione di persone, l'evocazione di fatti" negli anni '60; la Sicilia barocca "con la sontuosità delle sue architetture sacre e profane, l'incurvarsi dei muri, il gonfiarsi delle cupole, l'accartocciarsi delle volute, la sensualità delle sculture" negli anni '70; la "contaminazione meccanica" dovuta alla "crescente meccanizzazione che la civiltà industriale ha imposto nella fabbricazione degli oggetti di consumo, e che finisce con l'estendersi alla natura, all'arte, al costume" (F. Grasso).
Viene invitato assieme a Salvatore Fiume, Sebastiano Milluzzo e Giuseppe Migneco, tutti di origine siciliana, per la realizzazione di quattro grandi tele d'altare in sostituzione di quelle vecchie per la Chiesa di Santa Maria Odigitria, fin dal '500 ideale punto d'incontro dei Siciliani residenti in Roma. Mario Bardi realizzerà, dopo una molteplice serie di studi preparatori, una S. Rosalia di forte e robusto impianto con sullo sfondo la città e il golfo di Palermo.
Nel 1993 viene consacrato con l'importante antologica a cura di Franco Grasso, organizzata dalla Regione Siciliana presso l'Albergo delle Povere di Palermo.
Ha tenuto mostre personali a Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Ginevra, Atene ed altre città.
Ha vinto numerosi premi nazionali fra i quali: i Premi Sassetti, Tettamanti e Affori - Le Arti a Milano, il 1° Premio alla Biennale d'Arte della Città di Genova, il Premio Gaudenzio Ferrari a Santhià (VC) ed altri.
Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private di Milano, Roma, Palermo, Napoli, Firenze, Torino, Ferrara, Catania, New York, Boston, Londra, Helsinki ed in S. Maria Odigitria a Roma.

 

Dal catalogo della mostra Mario Bardi - Opere 1975-1998

[...] Si distende in questi dipinti da un lato il ricordo della Storia non più presente, ma passata, una Storia, come sempre, di falsificazioni ed inganni, che trova nell'età barocca il suo centro nodale e nella Palermo secentesca della memoria, evocata per frammenti, per flash incompleti ma pregnanti, la sua esemplificazione. Nel taglio netto delle chiese, nelle loro cupole svettanti, cariche di decori (San Saverio, San Giuseppe, San Domenico), nell'eleganza dinamica delle colonne tortili e dei putti che vi si avvinghiano, nel complesso susseguirsi dei chiaroscuri e nel dipanarsi contorto delle pieghe delle rosse vesti cardinalizie - un rosso carminio, intenso, ben diverso dai rossi sfumati del sangue del passato - si gioca tutta l'abilità disegnativa di Bardi, di un artista, che ha frequentato la Facoltà di Ingegneria e che nel disegno di architetture a lui care può sfogare l'urgenza di altri desideri inappagati, forse di improvvisi rimpianti. Così fa emergere dalla nebbia del sogno i suoi paesi di montagna, in cui secchi bagliori di luce illuminano facciate di cattedrali crollate o i borghi mediterranei, i Paesi di tufo (1988), degradanti sul mare, come le Case di Stromboli (1983) o quelle de L'isola barocca (1990), un immaginario mixage di natura e cultura, unificato in una densa massa rocciosa, che fa tutt'uno con la piccola città secentesca. Le facciate delle Chiese ora appena accennate, ora velate, ora delineate nella loro rigida geometria di base o dettagliate nei ricchi particolari di colonne e capitelli, di incavi e convessi lo affascinano nella chiarezza del ricordo, un ricordo che è stato filtrato dalla razionalità nordica, assorbita e fatta propria, come anni fa (1992) scriveva Giorgio Seveso, senza dimenticare la sensualità mediterranea.
Un gusto architettonico, un modo di interpretare il Postmoderno, che altro non è che arte della memoria, evocazione di un passato remoto e prossimo, di Palermo e della Sicilia per lui isolano, di allinearsi a quegli "anacronisti" o "citazionisti", che a partire dagli anni '60 recuperano antistoricamente la storia, inebriandosi nei fasti e nei ghirigori della Maniera e del Barocco. I suoi cardinali, la cui fascinazione pittorica si concentra tutta nello sfarzo delle vesti e nella tensione delle mani, hanno volti appena accennati, misteriosi, in penombra, come l'inquietante uomo in poltrona, immersi come sono nell'enigma dei loro pensieri, che ne nasconde i contorti grovigli dell'anima, mettendo a nudo il contrasto tra la loro vera identità e la forma/funzione che rappresentano. L'essenza di questi ritratti è tutta nel colore, disteso con sapienza e senza risparmio, è nell'abilità disegnativa dei dettagli, un po' matissiani, in cui Bardi è maestro (ricami, drappi, mantiglie, fantasie di carte da parato, di stoffe e di damaschi) e che deflagra con dovizia nelle rigogliose nature morte per lo più in tondo, che rivelano la sua profonda cultura, il meditato studio degli amati pittori del Seicento: Caravaggio, Giuseppe da Recco, Velasquez. Brocche, piatti, canestri, frutta mescolata ad aragoste, scorfani e triglie danno a Bardi ancora una volta l'occasione di effondere la sua passione disegnativa e cromatica. Ma curiosa appare in una Natura morta con giornali dell''80 la citazione della rivista "Futurismo", come omaggio a un movimento con cui un po' tutti quelli della sua generazione avevano fatto i conti e che ancora una volta sottolinea il suo consapevole e costante ondeggiare tra deferenza verso l'arte colta del passato e l'insopprimibile, anche se non del tutto confessata, attrazione verso la sperimentazione.
La natura la fa da padrona poi nei giardini degli anni Ottanta, in cui statue, fontane, capitelli si intricano nel rigoglio frondoso di alberi vetusti e in cui esplodono con variegati timbri cromatici le corolle delle rose o altre piante fiorite: qui la pressante memoria dei tanti straordinari giardini settecenteschi delle ville dell'aristocrazia palermitana diventa pretesto per un gioco figurativo di abilissima definizione e originale interpretazione del tessuto floreale.
Abilità che si impone nei disegni per lo più studi preparatori per i dipinti e in cui ancor di più si intuisce l'innata rapidità ed essenzialità del segno (cfr. Spiaggia al tramonto o Tramonto sul golfo o Stromboli) insieme con l'immediata capacità di assemblare con precisione elementi diversi: c'è qua il pittore, l'architetto, l'ingegnere, il poeta, quale Bardi era.
Un ricordo a parte merita la grande Pala d'altare, creata da lui tra il 1985 e il 1988 per una delle quattro cappelle della cinquecentesca Chiesa dell'Arciconfraternita di Santa Maria Odigitria dei Siciliani di via del Tritone a Roma, sin dal XVI secolo punto di incontro dei cattolici siciliani della capitale. La Pala dedicata a Santa Rosalia - le altre tre di Fiume, Milluzzo e Migneco, sono dedicate rispettivamente a Santa Lucia, a Sant'Agata, ai pontefici Agatone e Leone II e al patriarca di Costantinopoli, Metodio Siculo - delinea la bella figura della patrona di Palermo con tratti moderni, liberi, in contrasto con l'iconografia tradizionale vandickiana. Capelli corti al vento, priva della classica corona di rose, che sono invece ai suoi piedi, veste bianca con manto marrone, Rosalia è una giovane donna di oggi, che si erge in piedi su uno dei poggi del Pellegrino, presenza costante e rassicurante nel tempo, dominatrice, alta sulla sua città distesa ai suoi piedi, aperta sul mare con i suoi monumenti emergenti e riconoscibili e con, in lontananza, il Capo Zafferano. Nello Studio qui esposto, la Santa è seduta, sempre con la città ai piedi, e si appoggia con la mano a un Bambino Gesù, citazione dalla Madonna del cardellino di Raffaello, un altro dei grandi amori di Bardi, con un'ambigua sovrapposizione Rosalia/Maria, eliminata poi nella Pala definitiva. Un modo tutto laico, umano, di interpretare il sacro, che, se ce ne fosse bisogno, rivela ancora una volta l'originalità interpretativa, la sintesi impaginativa, la personale scelta coloristica del rimpianto Mario Bardi.
Anna Maria Ruta

Alcune opere

Mario Bardi - Nudi   Mario Bardi - Cardinale
Nudi   Cardinale
Mario Bardi - Cardinale   Mario Bardi - Cardinale
Cardinale   Cardinale
Mario Bardi - Rosa   Mario Bardi - Angolo del giardino
Rosa   Angolo del giardino
Mario Bardi - Colloquio tra un'erma e un 
            albero   Mario Bardi - Natura morta
Colloquio tra un'erma e un albero   Natura morta
Mario Bardi - Natura morta   Mario Bardi - Natura morta con aragosta
Natura morta   Natura morta con aragosta
Mario Bardi - Paese di montagna   Mario Bardi - Palma
Paese di montagna   Palma
Mario Bardi - Studio di natura morta da Giuseppe da Recco   Mario Bardi - Fontana barocca
Studio di natura morta da Giuseppe da Recco   Fontana barocca
Mario Bardi - Giardino di sera   Mario Bardi - Natura morta con giornali
Giardino di sera   Natura morta con giornali
Mario Bardi - Giardino   Mario Bardi - La tragedia 
            negli<br>
            occhi degli eroi
Giardino   Giardino con siepe
Mario Bardi - Studio per l'uomo in penombra   Mario Bardi - Paese mediterraneo
Studio per l'uomo in penombra   Paese mediterraneo
Mario Bardi - Il paese di tufo   Mario Bardi - La cupola barocca
Il paese di tufo   La cupola barocca
Mario Bardi - Paese mediterraneo   Mario Bardi - Suonatori
Paese mediterraneo   Suonatori
Mario Bardi - Il suonatore   Mario Bardi - Chiesa barocca
Il suonatore   Chiesa barocca
Mario Bardi - Il putto   Mario Bardi - Sera sul barocco
Il putto   Sera sul barocco
Mario Bardi - Alba a Marina di Tusa   Disegni
Alba a Marina di Tusa    
 

Mostre alla Galleria 61

Personali
2006 Mario Bardi - Opere 1975-1998

Collettive
2000 Palermo