Andrea Di Marco è nato a Palermo
nel 1970.
Dal 1991 al 2001
ha partecipato a numerose collettive ed alcune mostre personali. Tra queste
ricordiamo le personali alla Galleria Sergio Tossi di Prato (1998, 1999)
di cui l'ultima Trasporti e affini nel
2003, la collettiva Palermo
alla Galleria Sessantuno di Palermo nel 2000.
Ha partecipato alla mostra Palermo Blues,
che si è tenuta a Palermo nel 2001
ai Cantieri Culturali alla Zisa, insieme a De
Grandi, Bazan e Di
Piazza. Nel 2003 ha partecipato
alla mostra Italian Factory, itinerante
fra la Biennale di Venezia e la sede del Parlamento Europeo di Strasburgo,
a cura di Alessandro Riva.
"Per Di Marco, pittore figurativo,
occorre parlare di una stratificazione di variegati cut up, di inserimenti
incongrui, di eccitazioni paradossali. L'autore ragiona nei termini di
un raptus ironico che conduce ad una meta-stabilità ovverosia ad
una multiformità di soggetti e immagini.
Tali immagini derivano da un ricco e variegato archivio: la casa, la strada,
l'intero mondo. Tutte contemporanee, tutte presenti allo stesso tempo:
la visione onnivora rimescola i ritagli, gioca con le contaminazioni,
ricombina spregiudicatamente il repertorio, accosta figure distanti nello
spazio e nel tempo, mette in scena incontri improbabili secondo una logica
associativa incongrua e sorprendente".
Eva Di Stefano
Dal catalogo della mostra NPP [Non Pensiamoci
Più]
Andrea Di Marco,
O del caro-petrolio
Sono ormai un Totem delle nostre culture
metropolitane. Ma anche un Tabù
dei tempi moderni. Campeggiano agli angoli di ogni strada, e dappertutto
nel mondo; e ora anche sulla parete di una galleria. Sono le pompe di
benzina: quelle misteriose "steli" di energia, da cui sono alimentate
le nostre macchine e le nostre vite quotidiane. Sappiamo bene che il caro-petrolio
muove i destini dell'economia mondiale, sempre come, dove, quando e se
(soprattutto) qualcun altro vuole. La pittura di Andrea annacqua a olio
la percezione di un mondo così violentemente inteso e si ferma
sognante e indagatrice sul più incongruo degli elementi della contemporaneità
per scoprirne alla fine l'incanto e restituirne la bellezza disperata.
Davide Lacagnina
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