| Virgilio
Guidi è nato a Roma il 4 aprile 1891.
Il padre era scultore, ma anche poeta dialettale e archeologo per passione.
Nel 1914 aderisce al gruppo della Secessione
Romana partecipando alla I Mostra di questi artisti, in cui appaiono
opere di Braque, Matisse
e Picasso.
Nel 1920, nel 1922
e nel 1924 partecipa alla XII, alla XIII
e alla XIV Biennale di Venezia.
Espone con Carrà, De
Chirico, Morandi e Soffici
in varie mostre di Valori plastici, il
gruppo di artisti formatosi attorno all'omonima rivista fondata a Roma
nel 1918, che sosteneva i valori plastici
e formali dell'opera d'arte in polemica con le avanguardie, rifacendosi
a esperienze figurative del Rinascimento italiano in "cordiale contatto
con la natura e il reale" liricamente riproposti.
Nel 1927 viene chiamato per chiara fama
ad occupare la cattedra di pittura dell'Accademia di Belle Arti di Venezia,
succedendo ad Ettore Tipo: vi resterà
per otto anni fino al 1935.
Continua a partecipare alle mostre estere del Novecento Italiano che aveva
varcato i confini italiani: Buenos Aires (1930), Stoccolina ed Helsinki
(1931), Oslo (1932).
Nel 1932 gli viene organizzata una prima
mostra personale a Firenze ed è sempre presente alla XVIII Biennale
di Venezia. Sono di questo periodo i cieli di Marine,
La Giudecca e di Paesaggi,
che preannunciano la luce mentale delle sue opere più mature.
Nel 1935 lascia Venezia per l'accademia
di Bologna, un ambiente più vivace e stimolante, che vede la presenza
di Morandi e di Licini;
si lega d'amicizia al primo ma anche a Carlo
Carrà, a Pio Semegini e
altri intellettuali del momento. A Bologna dipinge alcuni Ritratti
e una serie di Incontri. Nello stesso
anno partecipa con 36 opere alla seconda Quadriennale di Roma con una
sala a lui interamente dedicata e vi ottiene il primo premio con Gino
Severini.
Pur nella difficoltà del momento alla XXII Biennale del '40
vengono esposte quindici sue opere e un'altra mostra personale gli viene
dedicata dalla Galleria Il Milione. Nel 1942
è ancora presente alla Biennale di Venezia. Le tele di Scontri
di uomini e Incontri testimoniano
le ansie e le angosce del momento.
Da Bologna in bicicletta torna a Venezia, dove molte cose stavano mutando:
le nuove generazioni di artisti, gli Afro,
i Pizzinato, i Vedova,
i Turcato con Alberto
Viani si sforzavano di reinserire l'arte italiana nel contesto
europeo. Venezia è di nuovo una città viva, rifugio di artisti
di vari paesi, e De Pisis vi dipinge
le sue rapide vedute e offre "principeschi ricevimenti nel suo palazzetto".
In questo clima di novità e di fermenti, nascono le Figure
nello spazio del 1947, che esporrà
alla XXIV Biennale di Venezia, la "Biennale della speranza",
la prima del dopo guerra, e tra il 1948
e i primi anni '50 le Angosce,
ancora cariche delle tensioni della tragedia vissuta dall'Europa, espresse
dal rinforzo di matericità suggeritogli dalla conoscenza dell'Informale.
Intorno al '48 nasce la sua poetica della
"luce spaziale" sulla convinzione che la luce è il vero
principio su cui si reggono tutte le cose. Egli stesso cita in proposito
Sant'Agostino, per cui senza luce non
ci sarebbero né forme, né colori.
Nel 1950 aderisce, con Buzzi
e Capogrossi al Movimento spaziale o
Spazialismo di Fontana e nel 1951
con Ambrosini, Carozzi,
Crippa, De
Luigi, Dova, Fontana,
Joppolo, Milani,
Morucchio, Peverelli
e Vianello firma il quarto e il quinto
Manifesto dell'arte spaziale e partecipa nel febbraio 1952
alla collettiva del movimento alla Galleria Il Naviglio di Milano: ne
è uno degli interpreti lirici.
Nel 1954 la XXVII Biennale di Venezia gli
dedica una grande mostra antologica.
Nel 1962 l'Assessorato alla Cultura e alle
Belle Arti di Venezia gli dedica una nuova mostra personale nella Sala
Napoleonica e nel 1964 gli viene assegnata
ancora una vasta sala personale alla XXXII Biennale di Venezia.
Le sue mostre antologiche si susseguono a ritmo incessante.
Nel 1981 a Palazzo Fortuny a Venezia, viene
inaugurato il Museo Guidi, che nel
1990 viene trasferito nella chiesa di San
Giovanni Novo.
Nel 1982, nella Galleria BIMC di Parigi
viene allestita la sua unica mostra di disegni.
Si spegne il 7 gennaio 1984 a Venezia,
due settimane dopo l'inaugurazione della mostra delle sue ultime opere
chiudendo così il ruolo di protagonista, che per più di
sessant'anni aveva esercitato nella realtà artistica del Novecento.
(a cura di Anna Maria Ruta)
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