Rosolino
Mendola, nato ad Aliminusa (Palermo) il 24/05/1949,
frequenta la scuola d'arte di Cefalù, si diploma al Liceo Artistico
di palermo, si laurea in Architettura, si abilita all'insegnamento in
Disegno e Storia dell'Arte; insegna a Milano.
Dal catalogo della mostra Rosolino Mendola,
Conservatorio di Musica di Stato “Vincenzo Bellini”, Palermo,
giugno 1994
Terre nutritive
[...] nel suo studio milanese impila sacchi di terre natali, rossicce
o verdoni a secondo dei minerali dominanti, che ogni giorno stende sulle
tele: e ve le incolla, e le modella come un vasaio di cocci, e le iscrive
con giovanili logografie iterate. Prima di leggerne i segni o saggiarne
il valore, maneggiamole con cura. Le sue pitture, Mendola le descrive
per quel che materialmente trasportano: sono «terre su tela».
C'è differenza dal dire olio, fotografia o mixed media, che sommano
a meri strumenti. «Terra su tela» equivale allo strappo di
un affresco o a un vaso d'argilla fresca: indica una trasposizione laica,
al limite una deposizione sacra, quella di un antico medium, le terre
colorate. Strano che di questa procedura non vi sia cenno negli scritti
su Mendola: la critica sarà pure sbadata, ma dev'esserci un'altra
ragione: non sono terre nostalgiche.
Niente cordone ombelicale, insularità, «sicilitudine»
o belpaese nel lavoro di Mendola. Le sue terre non restano mai crude.
Al contrario, le «cuociono», per così dire, il vasaio
o lo scriba. Vi si iscrivono immagini apparentemente antiche per la semplice
ragione che le argille debbono essere modellate o segnate, quale che sia
l'epoca o l'infanzia. Le loro connotazioni ancestrali, mitiche o «selvagge»
derivano dall'età della materia più che dei gusti dell'artista.
Come le terre, le pitture sono stratificate dai tempi. Invece di confinarle
in un passato retrospettivo, questo artista le proietta nell'evoluzione
del presente.
Non è un archeologo, Mendola, semmai un antropologo. Le opere che
alludono al lontano possono disorientarci al punto da non vederle bene
da vicino. E invece, se guardate meglio, noterete che le tele di questo
pittore, che s'impolvera di Sicilia a Milano, elaborano precisamente visioni
ravvicinate. Le loro immagini sono sempre in prossimità di un muro,
un terreno, un crepaccio o cratere, una macchia annuvolata, un'impronta,
un frammento, come se vi trasvolassero sopra nel mentre essi palpitano.
Direi dunque che l'arte di Rosolino Mendola procede come una prospettiva
a volo d'uccello sui meandri, notoriamente frammentati, della comunicazione
per immagini e per scritture. E in questa esuberante fluidità configura
una visione ambientale ritmata da tele su terra, quasi che l'artista coprisse
idealmente tutto il nostro pianeta con un dispositivo di impronte che
ne mappano la geologia, le soglie e le epigrafi. [...]
Tommaso Trini
|
 |
|