Vincenzo
Nucci è nato a Sciacca (AG) nel 1941 e
qui ha sempre lavorato.
Compie i suoi studi presso l'Istituto d'Arte di Palermo e all'Accademia
di Belle Arti di Agrigento. Insegna tecniche murali all'Istituto d'Arte
di Sciacca, ma in seguito rinuncia a questo incarico per dedicarsi interamente
alla pittura.
Le sue prime personali, nel decennio fra il 1960 ed il
1970 in varie città Italiane, lo vedono impegnato
nei temi sociali e drammatici come la guerra del Vietnam e il terremoto
del Belice.
In quegli stessi anni inizia a partecipare a numerose rassegne nazionali
ed internazionali.
Dal 1980 la scelta di genere è sicura e definitiva:
Nucci dipingerà solo paesaggi,
anzi il paesaggio Siciliano, la casa padronale, le mura di cinta dove
si arrampicano rigogliose buganvillee fiorite di lacche rosse, le antiche
rovine di Selinunte, e infine lei, la palma, protagonista e simbolo della
fascinosa Sciacca araba che egli ama.
"Enzo Nucci è uno dei pittori che dipingono ancora la natura.
Poco numerosi al giorno d'oggi […]. Più esattamente Nucci
dipinge la natura siciliana poiché la abita; in quel tratto di
costa intorno a Sciacca dove più fortunata e civile la vita conserva
un barlume di dolcezza rispetto ad altre zone devastate dell'isola. […]
queste immagini di palme e brevi orizzonti contemplano il sentimento di
una malinconia greve "irredimibile" della nostra natura insulare."
(P. Guccione, 1989).
Le sue opere sono "visionarie, con le case padronali in cui le palme,
i rampicanti, le buganvillee hanno preso il sopravvento, hanno riempito
il vuoto di una vita che non c'è più […]" (P.
Nifosì, 2001).
Nel 1989 è invitato alla XXXI Biennale Nazionale
d'Arte Città di Milano, al Palazzo della Permanente.
Nel 1991 conosce Philippe Daverio
che lo invita ad esporre alla rassegna d'arte Anni Ottanta in Italia
all'ex Convento di San Francesco di Sciacca e successivamente organizza
una sua personale alla Galleria Daverio a Milano.
Nel 1994 Marco Goldin
organizza la mostra antologica Vincenzo Nucci, opere 1981-1994
a Palazzo Sarcinelli di Conegliano con scritti in catalogo dello stesso
Goldin, di Guido
Giuffré e di Marco Vallora.
A Palazzo Sarcinelli espone nuovamente nel 1998 nella
rassegna Da Fattori a Burri. Roberto Tassi e i pittori, nella
mostra Una donazione per un nuovo museo, e ancora nel 1999
nell'esposizione Elogio del pastello, da Morlotti a Guccione.
Sempre su invito di Marco Goldin, nel
1999 tiene una mostra antologica dal titolo Pastelli 1981-1999,
nella Casa dei Carraresi di Treviso, con testi in catalogo di Marco
Goldin ed Enzo Siciliano.
Nel 2003-2004 la Provincia Regionale di Palermo organizza
una sua mostra antologica nel Loggiato San Bartolomeo di Palermo, Opere
1981-2003 con scritto in catalogo di Aldo
Gerbino: "[…] Oggi è la brillantezza riposta
nella rigenerante distribuzione del pigmento (legato dai cromi, dalle
terre, dalla pastosa incombenza dei velami sabbiosi) a dettare le sue
leggi, la sua diradata visione del mondo, proprio in quella area di confine
che attende all'arco della spiritualità contemplativa, votata all'esistenza,
dilatata, dall'asprezza affilata del canto, al flusso perenne del vento
d'Africa."
Nel 2005 partecipa alla rassegna internazionale d'arte
contemporanea XXXII Premio Sulmona (AQ).
Nel 2006 partecipa, su invito di Philippe
Daverio, al 57° Premio Michetti, Francavilla al Mare
(CH) e nel 2007 alla mostra Arte Italiana, 1968-2007
Pittura, ideata da Vittorio Sgarbi
e allestita presso il Palazzo Reale di Milano.
Del 2008 la personale Impressioni
di luce alla Galleria 61 di Palermo e l'antologica Opere
1984-2008 presso l'ex Convento di San Francesco a Sciacca.
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