| Franco
Sarnari nasce a Roma il 3 marzo 1933.
Autodidatta, naturale predisposizione al disegno, all'età di sei
- otto anni con gesso e carbone, disegna grandi figure, oltre i dieci
metri, riferite alle scene drammatiche della "Via Crucis" viste
nella Chiesa di San Giuseppe.
Dal 1954 al 1957
frequenta, senza titoli, un corso triennale di pubblicità. Di quegli
anni data l'incontro e l'amicizia con Piero
Guccione. «Un'amicizia vera, nel reciproco rispetto. A tutt'ora
una delle cose belle della mia vita.» (F.
Sarnari)
Dal 1955 osserva e analizza con particolare
interesse il dipinto Flagellazione di Cristo
di Piero della Francesca a Urbino, punto
focale del suo percorso-identità pittorico.
Studi appassionati sui classici, sul marxismo, su Freud.
Nell'angusto studio di Via Sutri a Roma, dove rimarrà per dodici
anni nell'area delle problematiche artistiche, i primi disegni e quadri
impegnativi. Temi di ricerca di quel periodo esprimono già quella
particolare analisi strutturale dello "spazio" che sarà
sempre, attraverso affinamenti e linguaggi diversi, il filo conduttore
della sua ricerca.
Risalgono al 1958 le prime partecipazioni
alle esposizioni collettive nazionali.
Nel 1964 a Roma, dopo aver visitato studi
di artisti più o meno conosciuti, forma e organizza "Il Girasole",
un collettivo autogestito da artisti appartenenti a correnti espressive
diverse.
Tra 1966 e 1969
dipinge i quadri Sull'amore e le opere
Mater mea e Mano
e capelli; dell'ultimo periodo le opere sul volto di Lyndon
Baynes Johnson, le "retine" omaggio a Marilyn
Monroe e le "foto ritratto" con metalloidi dedicate a
Pino Pascali per la sua morte. Partecipa
insieme a M. Schifano, M.
Bellocchio, L. Castel ed altri
alle organizzazioni extra parlamentari e ai movimenti del Sessantotto.
Nel marzo 1970 finisce di dipingere Il
mare si muove opera di trentasei metri quadrati (18 x 2 metri),
che sarà al centro della mostra 5 anni
di pittura nella sezione "Attività Visive" di
Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
Nel 1971 si trasferisce in Sicilia, riflessioni
critiche sull'opera di Burri, lo strutturalismo
di Husserl, Nietzsche,
Foucault, sulla fenomenologia dei processi,
i fumetti.
Tra il 1974 e il 1975
nella stamperia Il Bisonte di Firenze realizza una cartella di nove lito
più una di Frammenti componibili
in uno spazio di circa due metri, presentata poi da Giovanni
Carandente.
La sua compagna Petra, con la quale condivide
l'esperienza di una vita di campagna, darà alla luce i loro due
figli Antonio e Barbara,
rispettivamente nel 1977 e nel 1979.
«Quale meraviglia essere insieme nella stessa vita.» (F.
Sarnari)
Partecipa ai movimenti culturali che operano nel territorio di residenza.
È uno dei componenti storici del "Gruppo di Scicli".
Dopo la crisi dei primi anni settanta inizia la serie di dipinti che andranno
sotto il nome di Frammenti, ricollegabili
alle esperienze del 1966-1969, che saranno fino al 1980-1981 il tema dominante
della sua ricerca. Premiato alla V Biennale
internazionale della Grafica d'arte a Palazzo Strozzi di Firenze.
Nel 1968, 1974,
1981 viene segnalato nel Catalogo Bolaffi
come «artista dell'anno» per la pittura, rispettivamente da
Duilio Morosini, Lorenza
Trucchi e Giovanni Carandente
e da quest'ultimo anche per il disegno. Alla Galleria La Tavolozza di
Palermo espone per la prima volta con Sonia
Alvarez, Carmelo Candiano, Piero
Guccione e Franco Polizzi con
i quali costituirà un legame di lunga amicizia e verrà con
essi identificato dalla critica come "Il Gruppo di Scicli".
Nel 1985-1986 dipinge un gruppo di opere
dedicate A Monet e A Pollock, una relazione
intuita nel 1971 con la visita al Musée Marmottan di Parigi e riscoperta
nei Controluce degli Eucalipti della
sua casa a Gerrantini.
Nel 1988, al Museu de Arte de Sao Paulo
in Brasile, gli viene dedicata una retrospettiva e a Venezia gli viene
riservata una sala alla XLIII Biennale d'Arte
Internazionale.
Nel 1989 viene invitato a dirigere una
cattedra di pittura all'Accademia di Belle Arti di Catania.
Nell'autunno del 1994, a Palazzo Sarcinelli
di Conegliano (Treviso), viene proposta, a cura di Marco
Goldin, l'antologica di ottanta dipinti Sarnari,
opere 1957-1994.
Nel 1999 viene invitato alla XIII
Quadriennale d'Arte di Roma e alla Galleria del Naviglio di Milano,
nell'ottobre, allestisce la sua prima installazione La
Palla Pazza.
Nel 2003 il Senato della Repubblica ha
acquistato opere del "Gruppo di Scicli" e tra queste un'opera
di Sarnari per inserirle nella collezione
permanente di Palazzo Madama a Roma.
"Il Gruppo di Scicli", una realtà siciliana di grande
interesse artistico-culturale, è stato oggetto di diverse mostre
tra cui quelle al Palazzo Sarcinelli del Comune di Conegliano (Treviso)
e al Centro Culturale Le Ciminiere del Comune Catania.
Nel 2002-2003 ha lavorato a nuove opere
che si possono intendere come un nuovo piccolo ciclo: si tratta dei quadri
gialli delle margherite ("i maj"), campi di margherite gialle
della campagna siciliana, a lungo voluti e studiati, e in questi stessi
anni realizza bozzetti sull'"oscurità dell'orizzonte",
cresce così nel tempo un nuovo progetto per una grande Onda
di circa cinquanta metri quadrati. «Mi si chiude la luce»,
dirà spesso Sarnari, e le
ultime esposizioni testimoniano questo momento vitale e oscuro, come nella
personale alla Galleria Giulia di Roma nel novembre 2004,
in cui propose alcuni studi per un'Onda
senza movimenti (in qualche modo limitando i motivi plastici e propulsivi
de Il Mare si muove del 1970), che chiude
l'orizzonte o meglio è essa stessa "meta-orizzonte".
«Barbara vive a Parigi, Antonio
sugli Appennini, io e Petra viviamo nella
campagna siciliana dove continuo la ricerca di sempre [...]. Può
capitare, mentre dipingo, di scoprire una parte a volte minuta del quadro
"già raggiunta" [...] al di là di me. La sospendo,
spesso smetto di dipingere, altre volte non guardo più da quella
parte per timore di distruggere una quiete intorno a me. Conservo vivido
il ricordo. Con quello vado avanti. Senza guardare mi sento più
forte, ne ho bisogno. Un'infantile menzogna, più grande di me.
Comunque si ha un tuffo al cuore e... speri che sia vero.
Dipingere è anche questo: mentire a se stesso per quel tanto che
non ti senti di nuovo pronto ad un'altra sconfìtta [...]. Il mare
è in fondo alla finestra...» (F.
Sarnari).
|
 |
|