Gaetano
Tranchino è nato a Siracusa nel 1938.
Frequenta le facoltà di lettere e architettura di Roma e Catania
e diversi corsi presso le Accademie di Belle Arti di Roma e Milano. In
questa città, presso la Galleria Toninelli, tiene nel 1964
la sua prima esposizione.
Molto importanti nella formazione artistica di Tranchino
sono le amicizie con lo scrittore Leonardo Sciascia,
con il collezionista Gaetano D'Ambrosio
e con Riccardo Manzi.
La singolarità dell'arte di Tranchino
richiama alla memoria spazi, forme, modelli tipicamente riconoscibili.
Quelli della realtà visibile fatta di cose ordinate, reali, a volte
infantili, realtà che l'artista ricompone - come è stato
scritto - in un ordinato caos.
Ciò che colpisce è proprio questa ricostruzione del quotidiano,
che travolge ogni certezza, ogni forma, ogni dato acquisito, offre rifugio
e, al tempo stesso, stimolo all'immaginazione umana.
"Nato a Siracusa nel 1938, Tranchino
non se ne è mai allontanato se non per periodi brevissimi, a presenziare
a mostre proprie o per vedere quelle di altri pittori a lui congeniali,
in Italia e fuori. Il suo più lungo soggiorno credo sia stato a
Parigi, per apprendervi la tecnica dell'acquaforte, mezzo di espressione
che sempre più l'attrae (ed è pure da notare, in questi
ultimi anni, un suo più intenso disegnare, una più forte
carica di disegno nella sua pittura).
Otto Weininger diceva che a Siracusa
si può nascere o morire, non vivere. Pensava, forse, a Platen che
è andato a morirvi. Ma Tranchino
non solo serenamente vi vive, ma ne rivive i miti lontani (che a volte
appaiono come "citazioni" di De Chirico,
di Savinio) e quelli dell'infanzia: tra
il mare e la campagna, nei dissepolti splendori di una civiltà
impareggiabile." (1)
"...guardando le sue pitture si può se mai far qualche richiamo
a De Chirico, a Savinio,
a Giuseppe Viviani. Ma più puntuali
e sollecitanti vengono i richiami letterari. A Borges
che in questi ultimi anni è stato per Tranchino
congeniale nutrimento: come lo scrittore che la sua pittura in un certo
senso attendeva. E a Conrad, che giustamente
Antonello Trombadori ricorda nel discorso
introduttivo al catalogo. E non è che faccia pensare a Conrad
la presenza, nei quadri di Tranchino,
del mare, delle navi che sembrano emergere dal fondo marino, cariche di
escrescenze e incrostazioni, dei marinai confitti nell' immemore stupore.
E' piuttosto, a far pensare a Conrad,
la presenza di un destino, del destino." (2)
Leonardo Sciascia
(1) Presentazione catalogo Galleria Il gabbiano
Roma - 1986
(2) Corriere della Sera - 1986
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