| William
Marc Zanghi, nato a Wichita (Kansas) il 27 aprile 1972,
ha vissuto in varie città d'Italia e nel 2000
si è trasferito a Palermo, dove vive e lavora. Dal 2001
frequenta l'Accademia di Belle Arti di Palermo.
Ha partecipato a numerose collettive, fra le quali: Eventi
tragici dell'11 settembre alla Galleria Alisea di Bologna (2002);
no logo, organizzata da Marco
Cingolani alla Galleria Colombo di Milano, e Di
là dal faro alla Galleria 61 di palermo (2004);
Premio Maretti di San Marino, 6ª
edizione de Il Genio di Palermo e NPP
Non Pensiamoci Più alla Galleria 61 (2005);
That's all folks presso lo Spazio Contemporaneamente
di Milano e da Oriente e da Occidente
alla Galleria 61 (2006); Fil(m)
Rouge, Grafique Art Gallery di Bologna (2008).
Fra le sue personali: Galleria 61 di Palermo (2002,
semipersonale con Finocchiaro); Jungla d'Asfalto
alla Galleria 61 di Palermo (2004), a cura
di Cristina Alaimo; Siberia
presso Bonelli Arte Contemporanea di Mantova (2007);
Landscapes al Palazzo della Ragione di
Asolo (2008).
Nel 2001 è stato selezionato per
un servizio sulle giovani promesse delle Accademie d'Italia su Arte Mondadori,
a cura di Brevi, Riva
e Sciaccaluga. Nel 2007
è finalista all'8° Premio Cairo.
"A metà tra la fantasia delirante di un moderno Bosch (nelle
opere in cui unisce visioni oniriche popolate da brulicanti esseri umani)
e il realismo di un novello verista dipinge con colori violenti rubati
a fumetti, scorci di piscine deserte, immerse in un'atmosfera sospesa
e straniante, locomotive ferme in una stazione fantasma. Questi squarci
di quotidiano hanno un taglio prettamente cinematografico e video: le
inquadrature sono decentrate, tagliate, strappate dal tessuto continuo
della realtà, una formula che consente a Zanghi di innescare alle
sue immagini casualità e magia al tempo stesso." (Emma
Gravagnuolo)
Dal catalogo della mostra Jungla d'asfalto
William Marc Zanghi ha dipinto attimi.
Lo spazio è pieno di informazioni immobili, di ambientazioni surreali
che il colore e la gestualità dell'artista marcano di sospesa connotazione.
Venti tele dipinte con smalti industriali e cento acquerelli con volti
di personaggi sconosciuti che l'artista ha usato all'inizio del nuovo
ciclo pittorico come per trovare il soggetto di una frase, i protagonisti
di un film.
Le tele di Marc sono antinarrative, non
raccontano, solo, squarciano per un attimo il tempo, mostrandoci immagini
dense di elementi immobili strutturati dentro un'azione senza inizio né
fine.
Fotogrammi di pittura, surrealtà
sottolineata ancor di più dalle strane creature che qua e là
emergono nella figurazione come fantasmi, come elementi di disturbo: scimmiette
appena tracciate con il bianco.
L'impressione di essere travolti dalla loro forza è data dall'impatto
coloristico, dalla maniera di pittura con colature, chiazze dense e lisce
di materia, brillantezza e riflessi, ancora schizzi di colore. La pittura
di Marc non è uniforme e lo stesso pezzo contiene diversi spazi
delimitati da altrettanti episodi di pittura.
La forza del lavoro di Zanghi è acuita da questa sorta di vicenda
sospesa, che sta succedendo ma chissà dove e perché.
L'immobilizzazione dei personaggi di Marc porta il fascino dell'insoluto,
dell'immotivato, dell'incomprensibile. [...]
Cristina Alaimo
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