PIPPO RIZZO

Pippo Rizzo (Corleone, 6-1-1897 - Palermo, 5-3-1964), nella natia Corleone, dove muove i primi passi come pittore, nel 1919 dà vita ad un circolo di cultura e ad un giornalino dall'ottimistico e futuristico nome di "Il Rinnovamento"; il foglio piace a Marinetti, cui viene inviato.
Allievo di Ettore De Maria Bergler, ha come primi punti di riferimento gli ottocentisti siciliani e Antonio Mancini. Ma è la griglia razionale del Divisionismo, praticato a Palermo anche da Aleardo Terzi a indica la via verso un nuovo modo di far pittura. Durante la sua dimora a Roma dal 1919 al '21 conosce Balla, Dottori, Prampolini, Marinetti, Bragaglia, Depero, il cui incontro è determinante per consolidare la sua adesione al movimento e per avviare il rinnovamento artistico della Sicilia.
A Roma, al Teatro Quirino, espone nel 1921.
Al suo ritorno a Palermo è ospitato nello studio di Giovanni Varvaro, frequentato anche da Corona; la sua prima apparizione in pubblico avviene alla Galleria Interguglielmi nel '22.
Sposatosi, mette su una casa-studio, che viene aperta a tutti i giovani artisti palermitani: qui sono suoi allievi Renato Guttuso e Lia Noto, qui nascono le figlie dai luminosi nomi futuristi, Alba ed Elica, qui sull'esempio della Casa d'arte Balla, produce nel settore dell'arredamento, gli oggetti più disparati vivaci, con un lavoro di équipe - vi lavora anche la moglie Maria - che nella comunità di vita e di arte realizza concretamente quell'attività di gruppo postulata dal primo Futurismo. Alcuni di questi prodotti vengono esposti alla Mostra d'Arte primaverile siciliana, a Villa Gallidoro, a Palermo, nel 1925, e a Monza nelle Mostre internazionali delle Arti decorative del '23, '25, '27 e '30.
Sempre nel '23 e nel '27 partecipa alle Quadriennali d'arte di Torino e nel '26 alla IV Biennale di Reggio Calabria e all'Esposizione Die Abstrakten di Berlino.
Alla sua vivacità organizzativa si deve nel '27 la Prima Mostra d'Arte nazionale futurista della Sicilia, nella Sala de Il Convegno di Palermo.
Nel '27 è pure a Roma, in una personale alla Galleria Bragaglia, a Milano, alla Galleria Pesaro, nella Mostra Trentaquattro artisti futuristi, a Bologna, alla Casa del Fascio, nella grande Mostra di pittura futurista. Ma l'anno prima era stato presente con I lampi nella sala dei futuristi italiani alla XV Biennale di Venezia, dove poi espone fino al 1958.
Nel 1928 allestisce una sala futurista alla I Mostra internazionale d'Arti decorative di Taormina.
Nel 1929 è a Roma con Corona nella Mostra d'arte marinara; nello stesso anno espone a Barcellona nella Mostra internazionale d'arte e a Palermo nella Mostra d'arte sacra. Ricorrendo in quell'anno il ventennale del movimento, dà vita ad un numero unico, "Arte futurista italiana", su cui compaiono le firme di Marinetti, Balla, Fillia, Prampolini, Corona, Varvaro, Civello, Benedetto e dell'allora giovanissimo Renato Guttuso.
Dal 1929 al '30 dirige il "Bollettino dell'Arte", interessantissimo e aggiornato organo mensile del Sindacato Artisti Siciliani, per cui dal 1928 organizza le mostre sindacali siciliane partecipandovi. Dal 1929 al '32 ne è segretario.
Nel 1930 è a Oslo e nel 1932 a Buenos Aires. Sempre nel '32 ottiene la cattedra di pittura all'Accademia di Belle Arti di Palermo, dal 1933 al 1935 si trasferisce all'Accademia di Roma, da dove ritorna nel 1936 per dirigere quella di Palermo.
Ma ormai i suoi interessi artistici si allontanavano dal Futurismo per inclinare verso il Novecento e verso un nuovo realismo, che avrebbe avuto molti nuovi sviluppi fino alla sua morte. Del Futurismo continua sempre a interessarsi, nutrendo una grande ammirazione per Marinetti, che segue sempre in tutte le sue venute in Sicilia.
Rizzo è costantemente teso al rinnovamento ed è un bravo organizzatore di eventi artistici, uno scopritore di giovani talenti che incoraggia nella via dell'arte e stimola agli incontri e agli scambi di idee e di esperienze, figura, quindi, di fondamentale importanza nella storia della cultura artistica palermitana del primo cinquantennio del Novecento.
(A.M. Ruta)